Tag : terzo settore

Italia Oggi: “Terzo settore: tra stratuti, registri e bilanci, il non profit si complica”

Di seguito l’approfondimento a cura di Antonio Ranalli di Italia Oggi sul tema “Terzo settore“: un ambito in cui, dopo la riforma del 2017 e i successivi interventi normativi, molte questioni restano aperte, rendendo sempre più complessa la vita degli operatori di settore. Nell’articolo il commento del Dott. Davide Bertolli, partner dello Studio Bertolli & Associati.

***

La riforma del mondo del non profit è realtà. Il Codice del Terzo settore (d.lgs. 117/2017), che dà attuazione alla delega per la riforma del Terzo settore contenuta nella Legge 6 giugno 2016, n. 106, ha cercato di riordinare il settore, ma molti aspetti restano ancora da chiarire. Dal 2017 a oggi, infatti, per fondazioni, associazioni di promozione sociale, e onlus sono entrate in vigore ulteriori nuove norme, come il d.lgs. n. 105/2018 che ha modificato il Codice, e il decreto sulla revisione dell’impresa sociale (d.lgs. 112/2017), poi modificato a luglio 2018, che hanno in parte riscritto quella normativa. E a luglio il Ministero del lavoro ha pubblicato le linee guida per la redazione del bilancio sociale degli Enti del Terzo settore (in GU n. 186 del 9 agosto 2019).
Insomma, una stratificazione di normative che stanno rendendo complessa la vita per chi vuole operare nel mondo del non profit e che rendono sempre più importante, per questi soggetti, rivolgersi a consulenti esperti. Che evidenziano problemi ofggettivi nella normativa.

[…]

L’articolo completo è disponibile in versione PDF a questo link.

Il Sole 24 Ore: “Il non profit in crescita cerca servizi specializzati”

Di seguito l’articolo a firma di Valentina Melis de Il Sole 24 Ore sul tema “Terzo Settore“: un mercato in costante crescita che occupa circa 840.000 addetti e, tuttavia, che si pone l’interrogativo sulla redditività dei servizi professionali ad esso dedicati, in rapporto alle notevoli competenze specialistiche richieste. Su questo specifico aspetto, un breve commento del Dott. Davide Bertolli, partner dello Studio Bertolli & Associati.

***

Il bilancio. A tre anni dalla riforma enti in aumento e più spazi per i consulenti.
La sfida della contabilità sociale

Scrivere un bilancio sociale per gli enti del terzo settore o valutare l’impatto delle azioni messe in campo da un’organizzazione, dove questo è richiesto da una pubblica amministrazione o a beneficio dei finanziatori. Sono alcune delle competenza mirate richieste ai professionisti che affiancano gli enti non profit o hanno intenzione di aprire nel loro studio un dipartimento dedicato a questi clienti.

Gli ultimi dati diffusi dall’Istat fotografano un settore che continua a crescere con tassi medi annui superiori a quelli che si rilevano per le imprese “profit”, sia per numero di istituzioni (arrivate a 350.492), sia per numero di dipendenti (844.775).

[…]

L’articolo completo è disponibile a questo link.

Fai del bene? Il Fisco ti è amico

Forbes Italia ha realizzato un approfondito focus sulle attività di Charity e del Terzo settore.

Riportiamo l’intervista al dottor Gianluigi Bertolli che è stato interpellato in merito alle agevolazioni fiscali previste per le fondazioni e gli enti filantropici.

Non può essere la motivazione principale, ma una fiscalità di favore indubbiamente incentiva i Paperoni a compiere atti di liberalità. Ed è così che, sull’esempio di quanto da tempo avviene in altri paesi, a partire dagli Stati Uniti, anche da noi si va sviluppando una legislazione ad hoc per far decollare il mecenatismo e la filantropia. “Il piacere di fare del bene si riscontra con una certa frequenza nelle famiglie dotate di patrimoni importanti, al punto da aver trovato supporto anche all’interno del settore della consulenza patrimoniale, con iniziative mirate a interventi strutturati delle attività filantropiche”, racconta Stefano Loconte, managing partner di Loconte & Partners. Gli esempi che arrivano dall’altra sponda dell’Atlantico sono numerosi, con il ricorso a fondazioni benefiche diffuso già ai tempi di Ford e Rockefeller e rinnovato dai nuovi miliardari del web, a cominciare da Mark Zuckerberg, che alla nascita della figlia ha donato il 99% delle azioni di Facebook. Negli Usa, ricorda Loconte, le donazioni individuali ammontano a circa 300 miliardi di dollari l’anno, una cifra enorme “frutto non solo di un atteggiamento culturale, il cosiddetto give back’, ma anche di una politica fiscale che garantisce deduzioni che possono arrivare anche al 50%”.

In Europa invece, il Regno Unito primeggia con 25 miliardi circa di raccolta destinata alla beneficenza, con totale defiscalizzazione delle donazioni in favore delle charity, mentre l’Italia si colloca al terzo posto con circa 9 miliardi di euro, dopo i 23 miliardi della Germania.

Se si guarda in prospettiva il nostro Paese ha ampi spazi di crescita. La riforma del terzo settore, completata due anni fa, ma non ancora pienamente digerita, apre alla possibilità di un approccio basato su modelli di filantropia strategica. La principale novità è costituita dalla figura degli enti filantropici, associazioni o fondazioni costituite “al fine di erogare denaro, beni o servizi, anche d’investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale”, le cui sovvenzioni da parte dei contribuenti privati determinano una detrazione Irpef pari al 30% delle erogazioni in denaro. E il beneficio sale al 35% se le liberalità sono a favore di organizzazioni di volontariato. Inoltre è prevista una deduzione dal reddito complessivo netto del soggetto erogante (persone fisiche, enti o società) nei limiti del 10% del dichiarato. Dunque il legislatore italiano ha previsto un doppio canale, “permettendo sia di agire sul reddito imponibile, decurtandone una parte in virtù dell’importo donato, ovvero agendo sull’imposta astrattamente dovuta, consentendo la detrazione quindi di una quota opportunamente determinata in base al caso specifico”, come spiega Giuliano Foglia, fondatore dello studio Foglia & Partners.

Ancora una volta è agli Stati Uniti che occorre guardare per cercare nuovi spunti di crescita. “Di recente è stato raddoppiato, portandolo a 12mila dollari per i singoli individui e 24mila per le coppie sposate, l’importo della deduzione forfettaria che può operarsi sul reddito lordo”, aggiunge l’esperto.

Guardare alle altre legislazioni non è solo utile a innovare in direzione positiva la normativa italiana, ma offre agli imprenditori globali l’opportunità di scegliere la destinazione dei propri atti di liberalità. Ad esempio nella legislazione inglese, sottolinea Gianluigi Bertolli, partner di Bertolli & Associati, è centrale il ruolo della giurisprudenza (dato il sistema di common law, ovvero un modello di ordinamento giuridico basato sui procedimenti giurisprudenziali più che su codici) nel definire le varie tipologie di attività che possono essere considerate charitable. “L’ordinamento del paese prevede una serie di benefici che spaziano dalla esenzione dall’imposta sul reddito, all’esenzione dall’imposta sul capital gain (a condizione che i profitti vengano reinvestiti in opere caritatevoli) all’esenzione in materia di imposte di successione e donazione, all’esenzione dall’imposta di registro in relazione a qualsiasi alienazione, trasferimento o locazione”, spiega Bertolli. “Sono previste poi esenzioni dall’imposta sul valore aggiunto per le charity che operano nel settore sanitario e loro sovvenzionatori“. Particolari benefici di natura fiscale sono inoltre riconosciuti ai soggetti che devolvono utili/guadagni a favore di una charity (esenzione dalla capital gain tax) o che si impegnano a versare una parte dei propri guadagni a tali istituzioni (esenzione dalla income tax), con ciò incentivando a compiere donazioni in favore delle charities.

Un quadro articolato, dunque, e quasi ovunque in evoluzione per incentivare il welfare privato laddove la mano pubblica è sempre più in difficoltà nel fornire copertura. Questo spiega perché tra le private bank e i family office si vadano sviluppando servizi ad hoc per assistere e orientare le scelte dei Paperoni. Perché far bene è più facile se il fisco è amico.

In allegato l’articolo in formato PDF