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Misure per l’autoimprenditorialità: nuove imprese a tasso zero

Con decreto interministeriale Mise-Mef del 04.12.2020, pubblicato in GU il 27.01.2021, viene ridefinita la disciplina attuativa della misura “Autoimprenditorialità”, diretta a sostenere in tutto il territorio nazionale la creazione e lo sviluppo di micro e piccole imprese a prevalente o totale partecipazione giovanile (under 36) o femminile (indipendentemente dall’età).

Bando ISI Inail 2020: contributi fino al 65% alle imprese che investono in sicurezza

Per incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori rispetto alle condizioni preesistenti, l’Inail eroga incentivi a fondo perduto, ripartiti su base regionale.

Beneficiari: imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte alla Camera di commercio industria, artigianato ed agricoltura e gli Enti del terzo settore.

Agevolazione: contributo in conto capitale calcolato sulle spese ritenute ammissibili al netto dell’IVA.

Progetti ammessi a finanziamento: sono finanziabili le seguenti tipologie di progetto ricomprese in 4 Assi di finanziamento:

Decreto Legge n. 34/2020 c.d. “Decreto Rilancio” convertito nella legge n. 77 del 17 luglio 2020 – Misure di carattere economico, fiscale e di settore

Nello Speciale qui allegato potete consultare la II° parte degli approfondimenti relativi alla conversione in legge del D.L. 34/2020 (c.d. “Decreto Rilancio”) riguardante le Misure di carattere economico, fiscale e di settore, nella quale riportiamo le principali novità introdotte nel corso dell’iter di conversione in Legge, tralasciando le parti che non hanno subito alcuna modifica, per le quali potrete rifarvi alla nostra precedente circolare del 4 giugno scorso.

Fai del bene? Il Fisco ti è amico

Forbes Italia ha realizzato un approfondito focus sulle attività di Charity e del Terzo settore.

Riportiamo l’intervista al dottor Gianluigi Bertolli che è stato interpellato in merito alle agevolazioni fiscali previste per le fondazioni e gli enti filantropici.

Non può essere la motivazione principale, ma una fiscalità di favore indubbiamente incentiva i Paperoni a compiere atti di liberalità. Ed è così che, sull’esempio di quanto da tempo avviene in altri paesi, a partire dagli Stati Uniti, anche da noi si va sviluppando una legislazione ad hoc per far decollare il mecenatismo e la filantropia. “Il piacere di fare del bene si riscontra con una certa frequenza nelle famiglie dotate di patrimoni importanti, al punto da aver trovato supporto anche all’interno del settore della consulenza patrimoniale, con iniziative mirate a interventi strutturati delle attività filantropiche”, racconta Stefano Loconte, managing partner di Loconte & Partners. Gli esempi che arrivano dall’altra sponda dell’Atlantico sono numerosi, con il ricorso a fondazioni benefiche diffuso già ai tempi di Ford e Rockefeller e rinnovato dai nuovi miliardari del web, a cominciare da Mark Zuckerberg, che alla nascita della figlia ha donato il 99% delle azioni di Facebook. Negli Usa, ricorda Loconte, le donazioni individuali ammontano a circa 300 miliardi di dollari l’anno, una cifra enorme “frutto non solo di un atteggiamento culturale, il cosiddetto give back’, ma anche di una politica fiscale che garantisce deduzioni che possono arrivare anche al 50%”.

In Europa invece, il Regno Unito primeggia con 25 miliardi circa di raccolta destinata alla beneficenza, con totale defiscalizzazione delle donazioni in favore delle charity, mentre l’Italia si colloca al terzo posto con circa 9 miliardi di euro, dopo i 23 miliardi della Germania.

Se si guarda in prospettiva il nostro Paese ha ampi spazi di crescita. La riforma del terzo settore, completata due anni fa, ma non ancora pienamente digerita, apre alla possibilità di un approccio basato su modelli di filantropia strategica. La principale novità è costituita dalla figura degli enti filantropici, associazioni o fondazioni costituite “al fine di erogare denaro, beni o servizi, anche d’investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale”, le cui sovvenzioni da parte dei contribuenti privati determinano una detrazione Irpef pari al 30% delle erogazioni in denaro. E il beneficio sale al 35% se le liberalità sono a favore di organizzazioni di volontariato. Inoltre è prevista una deduzione dal reddito complessivo netto del soggetto erogante (persone fisiche, enti o società) nei limiti del 10% del dichiarato. Dunque il legislatore italiano ha previsto un doppio canale, “permettendo sia di agire sul reddito imponibile, decurtandone una parte in virtù dell’importo donato, ovvero agendo sull’imposta astrattamente dovuta, consentendo la detrazione quindi di una quota opportunamente determinata in base al caso specifico”, come spiega Giuliano Foglia, fondatore dello studio Foglia & Partners.

Ancora una volta è agli Stati Uniti che occorre guardare per cercare nuovi spunti di crescita. “Di recente è stato raddoppiato, portandolo a 12mila dollari per i singoli individui e 24mila per le coppie sposate, l’importo della deduzione forfettaria che può operarsi sul reddito lordo”, aggiunge l’esperto.

Guardare alle altre legislazioni non è solo utile a innovare in direzione positiva la normativa italiana, ma offre agli imprenditori globali l’opportunità di scegliere la destinazione dei propri atti di liberalità. Ad esempio nella legislazione inglese, sottolinea Gianluigi Bertolli, partner di Bertolli & Associati, è centrale il ruolo della giurisprudenza (dato il sistema di common law, ovvero un modello di ordinamento giuridico basato sui procedimenti giurisprudenziali più che su codici) nel definire le varie tipologie di attività che possono essere considerate charitable. “L’ordinamento del paese prevede una serie di benefici che spaziano dalla esenzione dall’imposta sul reddito, all’esenzione dall’imposta sul capital gain (a condizione che i profitti vengano reinvestiti in opere caritatevoli) all’esenzione in materia di imposte di successione e donazione, all’esenzione dall’imposta di registro in relazione a qualsiasi alienazione, trasferimento o locazione”, spiega Bertolli. “Sono previste poi esenzioni dall’imposta sul valore aggiunto per le charity che operano nel settore sanitario e loro sovvenzionatori“. Particolari benefici di natura fiscale sono inoltre riconosciuti ai soggetti che devolvono utili/guadagni a favore di una charity (esenzione dalla capital gain tax) o che si impegnano a versare una parte dei propri guadagni a tali istituzioni (esenzione dalla income tax), con ciò incentivando a compiere donazioni in favore delle charities.

Un quadro articolato, dunque, e quasi ovunque in evoluzione per incentivare il welfare privato laddove la mano pubblica è sempre più in difficoltà nel fornire copertura. Questo spiega perché tra le private bank e i family office si vadano sviluppando servizi ad hoc per assistere e orientare le scelte dei Paperoni. Perché far bene è più facile se il fisco è amico.

In allegato l’articolo in formato PDF

fondo nazionale per l'efficienza energetico

Fondo Nazionale per l’efficienza energetica: garanzie e finanziamenti agevolati

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6/03/2018 il decreto interministeriale 22/12/2017 che individua i criteri e le modalità di funzionamento del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica.

Il Fondo, gestito da Invitalia, consente a PMI, grandi imprese e Energy Service Company di accedere a garanzie e finanziamenti agevolati per il sostegno di progetti di efficientamento energetico, per l’installazione o il potenziamento di reti o impianti per il teleriscaldamento o teleraffrescamento.

La domanda di agevolazione deve essere presentata prima dell’inizio dei lavori di realizzazione dell’intervento secondo gli schemi e le modalità proposti da Invitalia entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto interministeriale.

Restiamo a disposizione per ulteriori approfondimenti in merito e per valutare le opportunità di accesso all’agevolazione.